Black Friday: com’è andata?

Il weekend del Black Friday è finito, possiamo tirare un sospiro di sollievo. La corsa alle offerte è finalmente finita…. AH NO. Oggi è il Cyber Monday e gli sconti continuano. Cosa compreremo oggi?

Se vi pare di leggere un po’ di ironia nel paragrafo sopra, beh, avete ragione: sinceramente tutta questa corsa agli sconti mi ha un po’ messo l’ansia. Soprattutto perchè nella maggior parte dei casi si trattava di percentuali ridicole (15-20%).

Ammetto che nella miriade di offerte che ho visto online e non, ben poche mi hanno davvero solleticato. Ancora meno sono state quelle di cui sono riuscita ad approfittare, ma questa è un’altra storia (vale sempre la regola della Legge di Murphy, ahimè).

Com’è andato quindi il mio Black Friday?

I miei acquisti sono riassumibili in: stivali cuissardes (-20%), che cercavo da un po’ e ho trovato proprio come volevo, col tacco medio-basso e largo per camminare tutti i giorni senza soffrire; trio di Yankee Candles (-20%), che ho acquistato in profumazioni prettamente natalizie per entrare nel mood; make up da regalare a Natale (-30%) approfittando delle spese gratis su Colourpop, a cui ho aggiunto un pensierino per me, ovviamente a prezzo pieno perchè sia mai.. XD

Avrei tanto voluto passare da Benetton, che adoro per i pantaloni e i maglioni, che aveva tutto a -30%, nonchè da Kiabi e Ovs, per qualche camicetta per l’ufficio.. ma indovinate quando sono rimasta senza macchina?? Evviva i meccanici che ti tengono l’auto più del previsto.

Ora, rincuoratemi voi e raccontatemi… cosa avete comprato con il Black Friday? 🙂

WYCON e le campagne anti-abortiste

WYCON ha da poco lanciato la campagna “No more tears” dichiarandola contro la violenza sulle donne,  specie nel periodo più importante della loro vita,  la gravidanza. Per l’occasione ha messo in vendita un prodotto (mascara+eyebrow) i cui proventi andranno al Centro Aiuto Vita dell’ ospedale Buzzi di Milano.

All’inizio ho pensato fosse un’iniziativa lodevole, perché la violenza sulle donne é sempre da condannare.

Poi mi sono accorta che qualcosa strideva. E quel che ho visto mi ha dato molto fastidio.

Centro Aiuto alla Vita. Quelle associazioni presenti negli ospedali e consultori che, tra le altre cose,  fanno pressioni sulle donne incinte per non abortire.

Ora, l’aborto in Italia è un diritto ed è sancito  dalla legge.  Potrete non essere d’accordo ma è legge.  Ovviamente tutti sarete al corrente di quanto sia difficile in Italia esercitare questo diritto, tra tempistiche della burocrazia e schiere di medici obiettori che affollano i nostri ospedali (con percentuali scandalose che vanno dal 70 al 90%).

Sostenere un Centro Aiuto Vita vuol dire sostenere un ente che lotta per far sì che un diritto sancito dalla legge non venga applicato.

L’aborto è un tema delicato, ed è una scelta talmente delicata e intima che è veramente un controsenso che persone terze facciano pressioni per convincere una donna, già in un momento in cui è debole e confusa.

Attenzione anche alle parole che ho evidenziato in grassetto,  che dicono che la gravidanza è il periodo più importante della vita di una donna. Queste parole sono riportate su Fb dall’account WYCON come commento alla foto.

Come se l’unico scopo della vita di una donna fosse fare figli.  Certo, è importante ma non è l’unico scopo.

Siamo quasi nel 2017 e ancora dobbiamo vedere cose del genere, figlie di una mentalità retrograda e chiusa.

Noi siamo le nuove generazioni.  Facciamo sì che qualcosa cambi in questa vecchia Italia.  Diciamo no a campagne di questo genere.

Sono aperta a qualsiasi scambio di considerazioni vogliate fare nei commenti,  visto il tema molto dibattuto.

Dell’accumulo compulsivo e di come uscirne

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Ciao a tutti, sono Manuela e da un po’ di mesi non compro più cosmetici in modo compulsivo.
Ciao Manueeeela.

Recentemente ho letto un post sull’argomento, l’autrice è Scheggia e io sono arrivata a lei quasi per caso, grazie a una condivisione di un mio contatto Fb.
Si parla dell’acquisto compulsivo di make up e prodotti skincare e siccome è un problema (possiamo chiamarlo problema? io credo di si) che ha riguardato anche me ho deciso di dire la  mia sull’argomento.

Io e lei (e scommetto anche molte di voi) abbiamo in comune un passato da acquirenti sconsiderate, follemente attratte da prodotti in limited edition e dedite all’accumulo/collezionismo. Ovviamente il discorso può essere esteso a qualsiasi oggetto, generalizzandolo senza per questo snaturarlo.

Lei fa un’analisi davvero precisa di come i blog, i canali youtube, internet in generale abbiano influenzato tutte noi spingendoci alla corsa all’acquisto delle ultime novità, nonchè al conseguente accumulo dovuto ai prodotti doppi comprati ‘di scorta’ o perchè lievemente differenti da quelli già in nostro possesso. Mi ritrovo molto nel suo discorso, da quando ho aperto il blog seguo un gran numero di ‘colleghe’ e spesso mi ritrovo a pensare che se quel prodotto che recensiscono è così buono allora devo averlo. O quell’ombretto rame è davvero bello, non assomiglia ai dieci rame che ho già.

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Per molto tempo mi è capitato di comprare mille prodotti per il corpo, creme, shampoo, detergenti perchè ne avevo sentito parlare bene. Quando ho iniziato ad approcciarmi al mondo dell’ecobio mi si è aperto un mondo e le possibilità di acquisto sono aumentate: questa crema ha un buon inci, la prendo così quando finisco la mia uso questa! Questo balsamo non contiene schifezze, aspetta che lo compro… insieme allo shampoo, la maschera e il siero rivitalizzante.

A un certo punto è scoppiata la moda dei progetti di smaltimento prodotti. E credo che lì sia scattato qualcosa dentro di me. Ho realizzato per la prima volta quanta roba avevo accumulato nel corso dei mesi, quanti prodotti avevo iniziato contemporaneamente e ora stavano per scadere, o anche quanti rossetti erano magicamente comparsi nel mio armadio: almeno uno per ogni tonalità dello spettro cromatico.

Così non andava bene ed era ora di darci un taglio: piano piano ho iniziato il mio cammino di consumatrice consapevole. Ora penso due o tre volte se quel prodotto (o categoria di prodotto) ce l’ho già, se mi serve davvero, se non è uguale a quelli che ho già in casa (e no, una sfumatura leggermente diversa non vale come diversa). Mi ha aiutata molto sistemare per bene i vari prodotti in contenitori divisi grosso modo per categorie, avendo una memoria fotografica non faccio fatica a ricordare cosa c’è in ogni scatola.
Sono riuscita a non farmi più abbindolare dalle mille limited edition che ormai ogni casa cosmetica sforna mensilmente, proponendo prodotti anche carini, con un bel packaging ma che, ammettiamolo, possiedo già e non mi servono realmente.

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Ho dovuto combattere con la tentazione di fare la blogger figa, quella che mostra tutte le novità (che a me di solito non mandano, ma avrei dovuto comprare coi mie soldi) e possiede tutti i must have del momento. Viviamo nella società dell’avere e dell’apparire, resistere alle lusinghe dell’omologazione alla massa è difficile. Ogni tanto ci ricasco ma l’acquisto è ben ponderato, poco frequente e magari arriva in un momento di gratificazione. Soprattutto mi riservo del tempo per pensare se è davvero il caso o no.

Poi c’è anche il discorso economico, non secondario credo per molte di noi: tutti questi nuovi prodotti hanno un costo, anche i low cost se sommati gli uni agli altri formano una bella cifra. Ma questo è un discorso molto personale e ognuno è libero di gestire le proprie finanze come meglio crede.

Insomma, il succo di tutto questo credo si sia capito: penso di poter affermare che sì, ci sono passata, so cosa si prova ma so anche che ‘guarire’ è possibile. Introdurre più razionalità e buon senso nel proprio modo di agire è una cosa che si può imparare.
Se vi va, condividete nei commenti il vostro pensiero in merito ^^

Spring pastel make up

Di nuovo a parlare di primavera e di make up, forse sono un po’ fissata?

L’altro giorno stavo notando una cosa interessante, e cioè come in certi periodi tante case cosmetiche se ne escano con collezioni concettualmente e visivamente molto simili tra loro. Non importa se siano low cost o marchi blasonati, sembra che a volte l’originalità vada in vacanza! L’anno scorso, per fare un esempio, in occasione dei mondiali di calcio in Brasile, Pupa e Kiko misero sul mercato due collezioni il cui concept era praticamente identico (lo vedete qui).

In primavera poi la cosa è ancora più evidente: tutti a lanciare make up dai famigerati toni pastello. Famigerati perchè io li odio particolarmente, sono tonalità che mi stanno piuttosto male XD Rosino, verdino, giallino, azzurro chiaro… aiuto.

pupa-sporty-chic

mac is beauty

Essence-unforgettable-kiss-Come potete vedere, la fantasia regna sovrana… un po’ come i giornali di moda che con l’arrivo della primavera ci propinano fantasie floreali in ogni dove, spacciandole per la novità dell’anno.  Anche Miranda Priestley disapprova.

miranda

 

Come Fossero Falene

” […] questi uomini sono figli di qualcuno. E che la cosa più importante che possiamo fare come donne è educare i nostri figli, con l’aiuto e la co-responsabilità dei nostri compagni, certo, ma con una sensibilità in più. Nostra. Di genere. Che, forse, nell’anno del signore duemilaquattordici, siamo tenute ad avere.”

Vi invito a leggere questo articolo di memoriediunavagina.wordpress.com perchè oggi 25 novembre è la Giornata Internazionale Contro La Violenza Sulle Donne. Perchè se abbiamo bisogno di una giornata istituita dall’ONU per ricordarcelo.. beh.. io qualche domanda me la farei.

Come Fossero Falene. (click!)

Riflessioni sparse sul “second hand”

Ci stavo pensando proprio l’altro giorno: complice il momento economico non proprio felice e la quantità enorme di cose che ognuno di noi possiede, il mondo dell’usato (“second hand” per dirla all’inglese) negli ultimi anni gode di molta fortuna. Le mode passano in fretta, la tecnologia continua ad evolversi e la corsa al nuovo non si ferma, con conseguente desiderio di disfarsi di ciò che magari si è comprato poco tempo prima.
In tutte le città si possono trovare negozi specializzati in questo genere di commercio ma io voglio parlarvi del mondo online.

Sicuramente tutti conoscete Ebay (versione classica e versione Annunci), ma tenete presente che esistono anche altri canali di vendita! Prendiamo depop (app per smartphone): la grafica è simile a quella di instagram, ogni utente ha una propria pagina in cui esporre i propri oggetti, ciascuno corredato di descrizione e prezzo. I pagamenti sono facili e immediati tramite Paypal – che è forse il miglior metodo in tema di protezione dell’acquirente. Spesso vi si trovano in vendita vestiti e accessori in ottime condizioni e a prezzi davvero stracciati.

ebay

 

Se mirate ad accessori di marca non posso non consigliarvi di fare un giro su FB: esiste il gruppo specializzato Pinkcorner (qui) in cui si vende e compra solo merce di un certo valore. Paura dei falsi? state tranquille, nel gruppo sono presenti delle figure (le autenticatrici) che controllano scrupolosamente tutto ciò che c’è in vendita: se qualche prodotto risulta contraffatto o c’è un dubbio sulla sua originalità non ne viene autorizzata la vendita.

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Vi ho parlato di questi tre canali di vendita perchè li ho sperimentati in prima persona; vi faccio qualche esempio su Ebay ho venduto un paio di sandali di Jimmy Choo e ho comprato uno smartphone Samsung, su Depop ho venduto degli stivali Primadonna e ho acquistato una borsa Coccinelle, su Pinkcorner ho comprato una borsa Liu Jo.
Tutto rigorosamente di seconda mano ma in ottime condizioni.

bAlla fin fine gli accorgimenti da adottare per restare soddisfatte sono sempre gli stessi: chiedere al venditore più foto possibili, da più angolazioni, ovviamente nitide e con buona luce; chiedere tutti i dettagli, come tipo di materiale e misure; assicurarsi dell’eventuale presenza di difetti per poterne valutare l’effettiva rilevanza.
Il discorso ‘difetti’ è personale nel senso che ciascuno ha un livello di accettabilità diverso: io per esempio ho valutato che la presenza di una riga di penna lunga 2 cm ma seminascosta dal manico (la intravedete nella borsa Coccinelle) non mi desse particolarmente fastidio. Poi certo è da valutare anche in relazione al prezzo che andrete a pagare: se vi dicessi quanto ho speso per quella borsa, considerato che è in vera pelle e di un buon marchio probabilmente non ci credereste XD

Insomma, il buon senso è d’obbligo, come in tutti i campi.. e con un po’ d’accortezza potreste fare veri affari 🙂 Raccontatemi le vostre esperienze!

 

 

WTF: meggings

WAT DA JESUS IS THAT”   D.L.

Ne voglio subito un paio insieme ai mocassini e all’acqua in casa”   A.T.

Che roba squallida”   M.R. 

Questi i pareri di illustri rappresentanti del genere maschile alla vista dei meggings.
Per chi ancora non sapesse di cosa sto parlando, è molto semplice: leggings da uomo… sì, esistono, ma non chiedetemi/vi il perchè! Un indumento attillato sulla parte inferiore del corpo maschile ha ragion d’essere solo se  parliamo di tenute sportive o costumi di scena, ogni altro utilizzo è passabile di denuncia alla Buon Costume XD

Ma ecco qualche esempio…

meggings

L’emblema del maschio moderno che trasuda sensualità da ogni poro, la perfetta sinergia tra moda e comodità, il superamento delle barriere socio-ideologiche e della tradizionale concezione di uomo. NO VABBE’.

Ne sentivamo davvero il bisogno? ma soprattutto… c’è qualcuno che davvero li mette?!
Voglio dire, escludiamo le sfilate di moda che ormai mostrano di tutto e di più e guardiamo alla vita reale, alle nostre città: io fortunatamente non ne ho mai visti in giro, e sì che bazzico Milano, mica uno sperduto paesino di montagna.

Poi ragionamoci su un momento.. noi ragazze mettiamo i leggings per esaltare le forme senza scoprirci troppo [NB. i leggings non sono pantaloni però, ricordiamocelo], ma un uomo quali forme dovrebbe esaltare? il lato B? sì, certo, alcuni sono decisamente notevoli… ma… ricordiamoci che un uomo ha altre forme che a mio parere non sarebbero da mettere troppo in evidenza, ecco. Così come per le donne il rischio di camel-toe è dietro l’angolo, l’equivalente maschile è una certezza.

Ovviamente questa è la mia opinione, ognuno è liberissimo di vestirsi come vuole ma vi prego… se ve li mettete spiegatemi il perchè, giuro che cercherò di capire.
Probabilmente non ci riuscirò ma una chance non si nega a nessuno 😉

Sunscreen test on Altroconsumo

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I miei son sempre stati abbonati ad Altroconsumo ma difficilmente trovo più di un paio di articoli di mio interesse su ogni numero; su quello di giugno però c’è un soprendente test delle creme solari e ho voluto condividerlo con voi!

Altroconsumo effettua sovente test comparativi sui prodotti, determinando le caratteristiche di ognuno e stabilendo qual è il top di gamma ma anche quello col miglior rapporto qualità-prezzo.

In questo caso si parla di creme solari con spf 30: ne sono state prese in considerazione 15, di varie fasce di prezzo, da quelle da supermercato (Cien, Nivea, Garnier,..) a quelle più care (Biotherm, Vichy, Lancome,..) ed ecco i risultati:

click per ingrandire!

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La Nivea è risultata la migliore del test, mentre la Cien (la trovate al Lidl!) ha la migliore qualità-prezzo, l’avreste mai detto?? Un’altra cosa che mi ha sconvolta è stato che diverse marche pur dichiarando un spf30 ne contenessero in realtà uno inferiore (Garnier, La Roche Posay, Biotherm) e Lancome riportasse diciture come ‘dermatologicamente testato’ e similari e invece contenesse sostanze potenzialmente allergene.

Ma torno a dire che la cosa più sorprendente è il risultato Cien: non ci si aspetterebbe proprio che un prodotto della grande distribuzione e dal costo così ridotto abbia una qualità tutto sommato buona! Anche se, ad onor del vero, ho letto diverse review di prodotti Cien (rossetti, creme corpo) che ne decantavano inci buoni e prestazioni molto soddisfacenti 🙂

Che marche acquistate di solito come solari? e che esperienze avete con la Cien? ^^